<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Parrocchia di S. Augusto &#187; Senza categoria</title>
	<atom:link href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?cat=1&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Dec 2022 12:34:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>Spiritualità Eucaristica</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4556</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4556#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4556</guid>
		<description><![CDATA[ 1 Le barriere da infrangere 2 Il germoglio della vita 3 Quella cena con Giuda 4 La ricchezza di un povero segno 5  Li amò sino alla fine 6 «In memoria di me» 7  Salvezza ci sarà 8 Diventare «Amen»]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table style="height: 202px;" border="0" width="812" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr class="sectiontableentry1">
<td align="right"> 1</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4557">Le barriere da infrangere</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
<tr class="sectiontableentry2">
<td align="right">2</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4559">Il germoglio della vita</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
<tr class="sectiontableentry1">
<td align="right">3</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4561">Quella cena con Giuda</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
<tr class="sectiontableentry2">
<td align="right">4</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4564%20">La ricchezza di un povero segno</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
<tr class="sectiontableentry1">
<td align="right">5</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4566"> Li amò sino alla fine</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
<tr class="sectiontableentry2">
<td align="right">6</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4568">«In memoria di me»</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
<tr class="sectiontableentry1">
<td align="right">7</td>
<td> <a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4570">Salvezza ci sarà</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
<tr class="sectiontableentry2">
<td align="right">8</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4572">Diventare «Amen»</a></td>
<td></td>
<td align="center"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4556</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Diventare «Amen»</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4572</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4572#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4572</guid>
		<description><![CDATA[   E’ bello conoscere questa espressione «Amen» che ripetiamo spesso durante le nostre Eucaristie e che, soprattutto, segna la nostra accettazione del Pane di vita al momento della Comunione.             «Corpo di Cristo»: «Amen». Per gli Ebrei, Amen significa qualcosa di solido; proviene dalla radice del verbo &#8220;amman&#8221; che esprime il dare sicurezza, il dimostrarsi<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4572" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>   E’ bello conoscere questa espressione «Amen» che ripetiamo spesso durante le nostre Eucaristie e che, soprattutto, segna la nostra accettazione del Pane di vita al momento della Comunione.</h3>
<h3>            «Corpo di Cristo»: «Amen».</h3>
<h3>Per gli Ebrei, Amen significa qualcosa di solido; proviene dalla radice del verbo &#8220;amman&#8221; che esprime il dare sicurezza, il dimostrarsi solidi, l’avere fermezza.</h3>
<h3>Potremmo anche tradurlo con impegno alla fedeltà, a dare consistenza alle promesse con il compimento di esse; la stessa parola indica una cosa solida, qualcosa che offre garanzie, un punto d’appoggio, una sicurezza.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Il Dio dell’Amen</h3>
<h3>            E’ interessante notare la frequenza con la quale questo termine è usato nell’Antico Testamento sia per indicare la fedeltà del popolo messo di fronte agli impegni dell’Alleanza, sia, e soprattutto, per indicare la certezza che Dio è fedele: da qui deve scaturire la risposta fedele del popolo. Dio è fedele. Dio è Amen.</h3>
<h3>Più volte ne hanno avuto conferma. Dio mantiene la promessa. La sua parola non viene meno.</h3>
<h3>            Ha promesso ad Abramo ed ha compiuto. Ha promesso a Giacobbe ed ha compiuto.</h3>
<h3>Ha promesso ad Israele in Egitto ed ha compiuto.</h3>
<h3>            C’è tutta una storia che narra di questa fedeltà di Dio nei confronti del suo popolo e degli impegni con lui.</h3>
<h3>Dio fedele anche quando Israele, capace a parole di tanta fedeltà, poi, in concreto, non ha dato seguito agli impegni accogliendo idoli stranieri.</h3>
<h3>            A motivo di questa fedeltà sono giustificate quelle espressioni, tanto frequenti nella Scrittura, che riferiscono a Dio le connotazioni di roccia, baluardo, città fortificata, rocca inespugnabile&#8230; E’ qualcosa di solido su cui ti puoi appoggiare e dove puoi trovare sicurezza.</h3>
<h3>            Il Dio dell’Amen è il Dio attorno al quale Israele ha costruito la sua storia: storia di tenerezza e di dramma, di abbandono fiducioso e di infedeltà, di vicinanza e di cammino faticoso per riavvicinarsi, di risposte e di delusioni.</h3>
<h3>            Il Dio che Israele ha sempre trovato, quando l’ha cercato, pronto a perdonare, a ricostruire, a dare nella grandezza della sua bontà e misericordia.</h3>
<h3>Il Dio che è stato davvero roccia e Israele ne ha misurato la consistenza quando ha accettato di costruire su di lui.</h3>
<h3>            E, infine, il Dio che ha manifestato tutta la sua fedeltà in Gesù di Nazareth, l’Amen di Dio Padre.</h3>
<h3></h3>
<h3>            L’Amen di Dio Padre</h3>
<h3>            E’ di grande importanza il passo di san Paolo nella II lettera ai Corinti: «Tutte le promesse di Dio sono diventate Sì in Gesù Cristo», là dove «sì» sta proprio per Amen.</h3>
<h3>Come dire che ogni promessa di Dio si è realizzata, si è compiuta, è diventata visibile.</h3>
<h3>            Gesù di Nazareth è il segno storico e tangibile della fedeltà di Dio.</h3>
<h3>Ma con quale volto e come si è espressa la fedeltà di Cristo?</h3>
<h3>Credo si possa dire che la fedeltà si è espressa nella capacità di rispondere per amore; una risposta pura e gratuita nell’amore.</h3>
<h3>            Ecco l’Amen, la fedeltà di Dio manifestata in Gesù Cristo. Fino a lì Dio ama l’uomo, fino a tal punto è fedele: fino alla croce perché così, e solo così, poteva servire l’uomo, poteva annunciargli un amore senza confini, un amore assurdo per certi aspetti, ma travolgente se lo pensiamo in Dio.</h3>
<h3>            Solo così poteva aprire una strada nuova ed una possibilità nuova all’uomo che andava cercando a tentoni il senso da dare alla sua vita, alla sua fatica, al suo quotidiano vivere e anche al suo morire. Solo così ha potuto divenire quella solidità sulla quale l’uomo può appoggiarsi.</h3>
<h3>            Non ci è difficile cogliere che a noi, nell’Eucaristia, è data la possibilità di fare memoria di tutto questo e di accostarci ad una pietra così, forte, stabile, veramente pietra angolare.</h3>
<h3>            La scoperta di un Dio Amen e di un Gesù Amen del Padre, è ciò che ci permette di appassionarci all’Eucaristia, di coglierla come momento fondamentale, come quella realtà a lungo cercata e desiderata per possedere certezze e verità.</h3>
<h3>            Ci chiama a parteciparla e a viverla come originale invito che Dio stesso ci fa ad entrare dentro il mistero, a cogliere la garanzia di un Dio che non tradisce, che non illude e non delude, di un Dio che accetta di compromettersi totalmente nel destino dell’uomo per condurlo a quella «shalom» che è pienezza, armonia, felicità grande, serenità e pace.</h3>
<h3>            L’Amen del cristiano.</h3>
<h3>            Sempre con san Paolo affermiamo: «Per questo, attraverso Gesù Cristo, sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria».</h3>
<h3>            Comprendiamo, allora, che la partecipazione autentica e vera all’Eucaristia conduce anche noi ad essere Amen.</h3>
<h3>Amen come realtà di fedeltà al nostro oggi, alle nostre attese più profonde e alle attese degli uomini.</h3>
<h3>            Amen come fedeltà alla vita e a ciò che la rende bella, a tutte quelle dinamiche &#8211; a volte difficili da assumere, ma importanti e fondamentali &#8211; che si chiamano rispetto, solidarietà, perdono, accoglienza, responsabilità.</h3>
<h3>            Amen come fedeltà alle grandi logiche che sono capaci di rinnovare ogni giorno la gioia e il gusto di vivere: sì al servizio, sì al dono, sì all’offerta di me stesso.</h3>
<h3>            Amen anche quando c’è davanti la croce, e Gesù ce lo insegna molto bene; anche quando siamo tentati di chiederci a cosa servirà un sacrificio in più, un uomo crocifisso in più, o come la potenza di Dio si possa rivelare in una scelta di povertà, di mitezza, di abbandono, di sconfitta apparente.</h3>
<h3>            Amen&#8230; con la certezza di voler rispondere con amore ad ogni situazione, ad ogni incontro, ad ogni esperienza.</h3>
<h3>            Amen anche sapendo che devo crescere, che ho bisogno di maturare, di andare avanti; che nella fatica quotidiana e nella riluttanza ad una logica di sacrificio, mi porto dentro la certezza che, solo diventando coraggiosamente Amen, posso aprirmi ad una maturazione e ad un cammino per diventare più uomo.</h3>
<h3>            Credo anche che sia importante sapere che ognuno di noi è chiamato a diventare Amen per gli altri.</h3>
<h3>Siamo deboli, è vero; siamo anche inconsistenti in certe scelte, eppure tutti abbiamo la possibilità di dare una mano a qualcuno, di essere spalla per qualcuno più povero e più in difficoltà.</h3>
<h3></h3>
<h3>            A tutti è data la possibilità di diventare come quel ramoscello, fragile e di poco conto, su cui ci si può posare per cercare un po’ di riposo.</h3>
<h3>            E’ giusto sapere che siamo tralci che hanno bisogno di essere innestati in un ceppo, ma è anche bello sapere che qualcuno può sempre contare su questi tralci.</h3>
<h3>            Anche noi siamo chiamati ad essere Amen, l’Amen di Dio nella storia, per gli uomini, per ogni uomo.</h3>
<h3></h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4572</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salvezza ci sarà</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4570</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4570#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4570</guid>
		<description><![CDATA[   L’Eucaristia&#8230; pane per la vita del mondo, celebrazione della vita risorta, proclamazione dell’amore che spezza le catene dell’odio e della cattiveria.             Questo è il sostegno della speranza cristiana, la ragione profonda per la quale il credente è un uomo che attende e che ha anche il coraggio di sognare, di dire che qualcosa<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4570" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>   L’Eucaristia&#8230; pane per la vita del mondo, celebrazione della vita risorta, proclamazione dell’amore che spezza le catene dell’odio e della cattiveria.</h3>
<h3>            Questo è il sostegno della speranza cristiana, la ragione profonda per la quale il credente è un uomo che attende e che ha anche il coraggio di sognare, di dire che qualcosa di nuovo c’è all’orizzonte dell’uomo e della storia.</h3>
<h3>E’ estremamente importante cogliere nell’Eucaristia celebrata e pregata, la grande forza di novità e speranza che essa vuole consegnare.</h3>
<h3>            Intorno a me, vedo segni di morte&#8230;</h3>
<h3>Non c’è dubbio: giornali, televisione, mass-media&#8230; sono un bombardamento continuo di annunci di morte. Di morte dell’uomo là dove è privato di tutto ciò che gli è indispensabile alla vita: dal pane alla giustizia, dalla casa al lavoro, dai suoi diritti alla libertà; l’uomo che muore nel suo diritto ad esserci, anche se piccolo, anche se malato, anche se anziano; l’uomo che muore nella sua capacità di affetto e di amore perché anche questi sentimenti così profondi diventano questione di soldi e di commercio; l’uomo che muore nella sua capacità di dare senso al futuro, perché gli viene impedito di sognare e di progettarsi; l’uomo che muore anche nella possibilità di trovare un giusto equilibrio con la natura per l’inquinamento dell’aria e dell’acqua.</h3>
<h3>            E ancora le grandi associazioni di morte sempre attuali e sempre sulle prime pagine&#8230; La vita davvero conta poco: stragi sulle strade, stragi fra cosche mafiose, stragi terroristiche.</h3>
<h3>Segni di morte&#8230; ma accetterò per sempre questa logica? Mi adeguerò anch’io fino al punto di schierarmi dalla parte del più forte, del potente per avere, in qualche modo, garanzie di vita?</h3>
<h3>C’è ancora spazio per la speranza? E per una speranza che passi attraverso una vita semplice, condotta nella mitezza, amando la pace? C’è ancora spazio per una logica diversa, per il sogno?</h3>
<h3></h3>
<h3>            Ecco, credo che si inserisca qui, su questi profondi e drammatici interrogativi, la potenza dell’Eucaristia come memoria di una vita apparentemente sconfitta da logiche di morte ma che Dio ha fatto risorgere.</h3>
<h3>Si inserisce qui, l’Eucaristia, per dare speranza all’uomo, per permettergli di aprirsi al futuro, per dargli la possibilità, nonostante tutto, di non essere triste.</h3>
<h3>            E’ prima di tutto, l’annuncio di un Dio che non è insensibile e sordo di fronte al soffrire dell’uomo ma, piuttosto, coinvolto nei suoi destini, un Dio presente anche nei dinamismi più tragici e che proprio da lì, dal basso, è in grado di esprimere la potenza della novità e di far tornare la gioia e il sorriso. E’ l’affermazione che la parola definitiva del travaglio dell’uomo non sarà la morte, l’ingiustizia, la violenza&#8230; ma che sarà la vita e tutto ciò che è legato ad essa: la pace, la libertà, la fraternità.</h3>
<h3>L’ultima parola non sarà parola di morte ma di vita, perché Cristo è risorto.</h3>
<h3>            Ed è anche dire che le logiche dei grandi sono inconsistenti: non avranno futuro; non saranno loro ad emergere alla fine ed a segnare la storia; saranno invece i poveri, i miti, i pacificatori, gli onesti&#8230; loro sono «beati», a loro è dato il futuro, loro sì saranno i signori della storia.</h3>
<h3></h3>
<h3>            E allora? Allora l’uomo può tornare a sognare e a sperare. A sognare, con Isaia, il giorno in cui «il lupo starà assieme all’agnello, il vitello e il leone pascoleranno insieme&#8230;»; a sognare il giorno in cui la città terrena sarà governata con giustizia e il potere sarà attenzione ai poveri e agli ultimi; a sognare il giorno in cui gli strumenti di guerra e di morte saranno trasformati in strumenti che alimenteranno la vita e accresceranno la bellezza e la bontà.</h3>
<h3>            Tornare a sognare con Martin Luther King, profeta dei nostri tempi, il giorno in cui «sulle verdi colline dell’Alabama i bambini bianchi giocheranno con i bambini neri», senza paura, senza pregiudizi razziali, ma in una vera e profonda fraternità.</h3>
<h3>Posso sognare&#8230; e avere la certezza che questo avverrà. E’ la grande forza che prorompe dall’Eucaristia: il Signore è veramente risorto e tutto questo ha consistenza.</h3>
<h3>            Si compirà&#8230; in un giorno che non so, ma in un giorno certo anche se non prevedibile.</h3>
<h3>Tutto sta camminando verso questo giorno, verso questa novità! Sta camminando anche se non me ne accorgo, anche se faccio fatica a delinearne i contorni, anche se mi sembra impossibile, anche se il dolore e la tragedia a volte mi colpiscono talmente da vicino da farmi dubitare di tutto questo.</h3>
<h3>Questo giorno stabilito si compirà anche attraverso di me. E qui si gioca, in prima persona, l’autenticità della nostra partecipazione all’Eucaristia.</h3>
<h3>            La mia partecipazione è vera ed autentica quando mi lascio investire da questa responsabilità ed impegno nel diventare protagonista nel farsi di questa novità. E’ una partecipazione vera quando assume e rinnova in me il desiderio di ripercorrere i sentieri di Gesù Cristo: la scelta dell’onestà, lo schieramento per e con gli ultimi, l’assunzione di uno stile di vita povero, la ricerca dell’ultimo posto per servire meglio&#8230; sapendo che la novità è in queste logiche.</h3>
<h3>            Diventa, credo, la possibilità di mettermi dentro, in prima persona, in questo progetto di mondo nuovo, perché esso passa anche attraverso di me. Dovessi anche morire per questo, dovessi anche dare la vita per il compimento di questa novità&#8230; so che io risorgerò col mio sogno; so che il domani mi appartiene; so che con Gesù Cristo sarò anch’io vincitore; so che nella mia capacità di essere oggi mite, servo, povero&#8230; avrò domani la possibilità di giudicare la storia, di dire ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è autentico e ciò che non lo è.</h3>
<h3>            Sarà tardi? No, sarà il tempo del Regno, la definitiva venuta di ciò che avrò atteso, il tempo che Dio ha pensato perché fosse tempo di salvezza per ogni uomo.</h3>
<h3>            Ci sarà salvezza&#8230; e questo mi basta per continuare a lottare e costruire salvezza.</h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4570</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>«In memoria di me»</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4568</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4568#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4568</guid>
		<description><![CDATA[«Memoria», nel contesto della Bibbia, ha una densità e una consistenza che va assai al di là dell’uso che noi facciamo di questo termine. Per noi «memoria» è ricordare, di anno in anno, un  avvenimento di gioia che ci ha interessati o rinnovare la tristezza per un fatto di dolore e di morte che ci<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4568" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>«Memoria», nel contesto della Bibbia, ha una densità e una consistenza che va assai al di là dell’uso che noi facciamo di questo termine.</h3>
<h3>Per noi «memoria» è ricordare, di anno in anno, un  avvenimento di gioia che ci ha interessati o rinnovare la tristezza per un fatto di dolore e di morte che ci ha visti nella sofferenza.</h3>
<h3>Così «facciamo memoria» della nascita, del matrimonio, della consacrazione religiosa, del sacerdozio&#8230; facciamo memoria delle persone care che ci hanno lasciato&#8230; Ricordiamo avvenimenti, persone che nel passato, ci hanno toccato nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore.</h3>
<h3>            Per la mentalità dell’uomo biblico, le cose sono molto diverse: «fare memoria» è rendere presente un avvenimento con la stessa forza, con la stessa passione, con le stesse caratteristiche con cui esso si è compiuto qualche anno prima o, addirittura, qualche secolo prima.</h3>
<h3>            E così, solo per fare un esempio, l’ebreo che nella notte della prima luna piena di primavera celebra la Pasqua ancora oggi, e fa memoria della liberazione che Dio ha operato nel XIII secolo a.C. per mano di Mosè, ripete con forza che «questa festa noi la celebriamo perché Jawhè ha liberato dal nemico noi e i nostri padri».</h3>
<h3>            Fare memoria è dunque molto di più che un ricordare, è un «rivivere al presente tutta quella consistenza di realtà e persone che hanno segnato il passato». E’ richiamare nell’oggi e rivivere da protagonisti, da diretti interessati, tutto ciò che si vuol ricordare.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Questa stessa ricchezza del termine siamo chiamati a riconoscerla anche in quel «fate questo in memoria di me» che Gesù dice nella cena pasquale, l’ultima, che sta celebrando con i suoi apostoli. Così «fare in memoria di lui» vuol dire ricordare con forza il passato, quello di Gesù Cristo, perché in lui trova senso anche il presente, o meglio perché quel passato trova senso e compimento nel presente.</h3>
<h3>            Così possiamo esplicitare meglio quello che Gesù ci vuol dire: «Ogni volta che spezzate il pane e condividete il vino&#8230; ricordatevi di me, rendetemi presente con la stessa forza con la quale io ora mi sto offrendo per voi e per tutti.</h3>
<h3>            «Ricordatevi di tutto ciò che questa offerta vuol essere: l’offerta di me, di tutto di me, l’offerta che ho lentamente costruito e preparato disponendomi, giorno per giorno, al dono.</h3>
<h3>Ricordatevi la fatica  di questo dono: ha con sé l’esperienza della morte, di un venerdì difficile da dimenticare ed estremamente difficile da far entrare dentro le vostre categorie.</h3>
<h3>            «Ricordatevi che ciò che mi conduce alla morte è certo il mio offrirmi ma, al tempo stesso ed in un intreccio difficile da sciogliere, è anche l’essere martire per la giustizia lottando contro il potere, contro ogni forma di dominio e contro l’egoismo.</h3>
<h3>            «Ricordatevi&#8230; ogni volta che spezzate il pane in mia memoria».</h3>
<h3>            Fare memoria oggi di tutto questo, vuol dire rendere presente questa grande realtà di dono e di offerta compiuta in Gesù di Nazareth come evento che mi riguarda, che mi salva, che mi annuncia l’amore del Padre fino alla fine e che mi apre nuove possibilità.</h3>
<h3>Significa anche dire che tutta questa realtà è presente anche in quei gesti di amore e di dono che io so compiere e che altri, attorno a me, pongono ogni giorno.</h3>
<h3>E’ dire che mi è data la possibilità di celebrare Eucaristia come memoriale anche nel mio essere madre e sposa&#8230; nel mio donarmi ogni giorno in gesti di attenzione, di premura, di servizio, anche i più semplici e nascosti, nel mio dare spazio alla vita.</h3>
<h3>            Memoriale che si attua nel mio essere padre e sposo, nel modo di assumere il lavoro e la fatica come gesto di offerta per me e per il bene dei miei che sono chiamato a sostenere e a generare continuamente nella bontà e nell’amore.</h3>
<h3>Memoriale nel mio essere attento ai poveri, agli anziani, agli emarginati e nel mio offrire qualche cosa per sollevare la loro povertà e miseria.</h3>
<h3>            Memoriale che si realizza nel mio essere disponibile ai bisogni di una comunità e di una chiesa nella quale sono chiamato ad essere protagonista; nel mio lottare perché ogni forma di sopruso e dominio venga eliminata dalla mia società, perché la politica sia liberata dagli intrighi, dall’arrivismo e da ogni forma di interesse partitico, perché dall’economia sia rimossa ogni tentazione di dominio sul povero e ogni forma di ingiustizia; nel mio non accettare compromessi con il più forte e nel non svendere la mia dignità per una bustarella per guadagnare una posizione a scapito di chi ha meno possibilità di me anche se è più preparato di me.</h3>
<h3>            Memoriale che si compie nel mio coraggio di schierarmi a favore di tutti quei movimenti che cercano giustizia e pagano di persona l’ideale e il sogno di una società più a misura di uomo e più sensibile ai poveri e agli ultimi.</h3>
<h3>Ecco&#8230; in tutto questo l’Eucaristia di Gesù è una memoria che continua e si rende presente.</h3>
<h3>            Poco alla volta comprendiamo che il culto più vero e più grande non è quello che esprimiamo nel rito, ma quello che realizziamo nella storia, nell’esistenza; il rito sarà vero nella misura in cui diventa celebrazione di una realtà alla quale mi sono conformato e alla quale tendo con tutto me stesso.</h3>
<h3>Senza questa forza della concretezza, anche il rito più bello, anche la celebrazione più appassionante, finiscono per essere sterili.</h3>
<h3>Occorre imparare a riconoscere il «corpo del Signore» nella nostra vita concreta, nella nostra solidarietà vissuta ogni giorno. Questo è «fare memoria».</h3>
<h3></h3>
<h3>            Ma c’è di più.</h3>
<h3>            Vorrei cogliere quel «fate questo in memoria di me» unito a quella espressione di cui si fa testimone il vangelo di Luca: «finché non venga il Regno di Dio». Ecco: fino alla fine dei tempi questa «memoria» è la memoria decisiva. A lei, come gesto di amore e di dono, bisogna continuamente rifarsi.</h3>
<h3>Questo gesto è già appartenente al Regno definitivo e si pone come metro di verità e come giudizio per ogni cosa e ogni realtà.</h3>
<h3>            Vorrei dire che ogni gesto deve essere passato al vaglio dell’Eucaristia per sapere se davvero è un gesto del Regno, se è gesto che già apre alla novità o se invece è uno di quei gesti vecchi che non costruiscono.</h3>
<h3>L’Eucaristia diventa allora momento centrale, fatto sconvolgente, gesto che svela la consistenza o l’inconsistenza di certi gesti, di certe scelte, di certe prese di posizione.</h3>
<h3>«Fare memoria» in verità e con coraggio allora, ci dispone a mettere ogni nostro gesto davanti all’Eucaristia per chiederci cosa, davvero, sta manifestando, quali logiche lo suggeriscono e lo stanno rendendo possibile.</h3>
<h3>Si tratta di leggere la storia, personale e comunitaria, alla luce di questo gesto determinante e fondamentale perché solo in esso c’è la verità che Dio ci ha fatto conoscere.</h3>
<h3>            Se vivessimo l’Eucaristia, quante cose sapremmo leggere con occhio diverso e quante cose apparirebbero nella loro più profonda verità: cose da assumere o da denunciare con forza.</h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4568</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Li amò sino alla fine</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4566</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4566#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4566</guid>
		<description><![CDATA[  “Gesù prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli&#8230;». Non è un pane semplicemente dato. E’ un pane spezzato e dato a tutti. In questo gesto dello spezzare il pane c’è tutta la ricchezza e la forza di quel Gesù che, tra poche ore, spezzerà la sua vita<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4566" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>  “Gesù prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli&#8230;».</h3>
<h3>Non è un pane semplicemente dato. E’ un pane spezzato e dato a tutti.</h3>
<h3>In questo gesto dello spezzare il pane c’è tutta la ricchezza e la forza di quel Gesù che, tra poche ore, spezzerà la sua vita perché tutti ne abbiano in abbondanza.</h3>
<h3>            Ma è estremamente interessante leggere anche tutta l’esperienza di  Gesù come un continuo spezzarsi a servizio degli altri.</h3>
<h3>Così allora Gesù ci appare dal Vangelo come l’uomo-Dio che va, giorno per giorno, interpretando la sua esistenza alla luce di questa grande ora che si compie nel Cenacolo e al Calvario.</h3>
<h3>Spezza la sua esistenza con l’uomo, accetta nell’incarnazione di assumere la vita, la storia, la fatica e il dolore dell’umanità.</h3>
<h3>Spezza il suo «pur essendo di natura divina» per divenire in tutto simile a noi.</h3>
<h3>Spezza il suo tempo con tutti coloro che incontra e avvicina, un tempo pensato da Dio come tempo della manifestazione della salvezza&#8230;; presso alcuni si ferma un tempo prolungato, mangia con loro.</h3>
<h3>Spezza la sua potenza per guarire e sanare gli ammalati; ridona la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la gioia di saltare a chi era immobile al fianco della strada a chiedere l’elemosina.</h3>
<h3>            Spezza la sua comprensione e la sua forza di perdono con coloro che hanno sbagliato e hanno bisogno che una porta venga loro aperta per dare consistenza al loro desiderio di novità.</h3>
<h3>Spezza la verità con tutti coloro che hanno il coraggio di ascoltarlo e di interrogarsi di fronte a lui e si lasciano ammaestrare con docilità e libertà di cuore.</h3>
<h3>Spezza l’annuncio della presenza del Regno con chi ha fame e sete di giustizia e di novità ed è cresciuto nella tensione dell’attesa della manifestazione della salvezza&#8230; ma sa anche spezzare la sua denuncia contro tutto ciò che sta ostacolando il compiersi di questo Regno.</h3>
<h3>            Ecco, credo che il gesto di Gesù che nei giorni decisivi spezza la  sua vita per ogni uomo, sia maturato lentamente dentro il suo stile, dentro il suo modo di cogliersi come presenza del Padre che, in Lui, percorre le strade degli uomini. Il gesto dell’Ultima Cena diventa il gesto conclusivo di un lungo e faticoso cammino: ha dato tutto, non gli resta che donare la vita.</h3>
<h3></h3>
<h3>            «Lo spezzò&#8230;»</h3>
<h3>            E’ lui che spezza, è lui che si offre.</h3>
<h3>E’ sempre difficile cogliere in questi eventi l’intrecciarsi di responsabilità umane e il compimento di un preciso progetto del Padre ma, al di là di questo, resta la volontà di Gesù di non subire gli avvenimenti e di assumerli nella logica del dono e dell’offerta perché solo così l’uomo può capire che Dio lo ama davvero anche quando è schiacciato, o violentato, o torturato ed oppresso, quando è in balìa dei potenti.</h3>
<h3>Si offre, si spezza lui&#8230; è ancora Signore degli avvenimenti, non ne è travolto; sa affermare anche in questo ingranaggio terribile e demoniaco del potere la sua logica di dono: «Sono io che mi offro»&#8230;</h3>
<h3></h3>
<h3>            «Lo spezzò&#8230;  per tutti».</h3>
<h3>            Non ci sono restrizioni nel dono, non ci sono privilegi, non ci sono discriminazioni.</h3>
<h3>E’ un accettare che la sua vita spezzata sia al servizio di ogni uomo: a servizio del povero e del debole perché sappia che Dio è con lui; a servizio del potente e del ricco perché  sappia che non avrà futuro; a servizio di chi sta crescendo perché colga nell’amore, nel dono e nell’offerta di sé, le grandi linee e i grandi valori sui quali costruire la vita; a servizio di chi lotta per la giustizia e la pace, perché sia certo che Dio è la sua forza; a servizio di chi si impegna per gli altri, li sostiene, li cura, li consola&#8230;perché non si stanchi e trovi in questa silenziosa premura la certezza di essere gradito al Padre.</h3>
<h3>Non ci sono confini o barriere in Gesù che spezza la vita per l’uomo, per ogni uomo.</h3>
<h3>            Vivere a fondo questa dimensione dell’Eucaristia, celebrare in verità questo spezzare il pane credo che ci conduca ad assumere con coraggio la logica del dono e dell’offerta di noi accogliendola come proposta di salvezza che qualifica la nostra esistenza. Non ci è possibile essere nella verità se non in questo accettare di diventare noi stessi dono.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Crescere nell’amore. Non si improvvisa nulla nella vita, tantomeno nell’amore. Non ci si ritrova dal giorno alla notte, capaci di grandi gesti di amore se non perché, giorno per giorno, si accetta di crescere, di spezzarsi per il bene dei fratelli.</h3>
<h3>La spiritualità che accompagna un uomo che vuole vivere in pienezza questa dimensione, è l’atteggiamento di un cuore che sa offrire se stesso in ogni cosa e in ogni realtà, che sa assumere ogni gesto come possibilità di darsi a favore degli altri.</h3>
<h3>            E sono infinite le domande che la vita ogni giorno ci rivolge perché diventiamo capaci di imparare a spezzarci. Dallo spezzare l’attenzione, l’ansia, la preoccupazione, la solidarietà&#8230; fino a spezzare il mio pane, i miei beni. La vita ci educa a spezzare le nostre capacità, le nostre doti, i privilegi&#8230; perché chi non ha, possa essere arricchito da me.</h3>
<h3>Ciò che sostiene una logica di questo tipo, è il maturare della grande convinzione che tutto ci è stato donato gratuitamente e che tutto, quindi, siamo chiamati a donare; che non siamo padroni di nulla, che ciò che ci rende graditi al Signore è questa capacità di condividere e di spezzarci per&#8230;</h3>
<h3>            E per ogni uomo&#8230; Anche per noi, come per Gesù Cristo, il dono non deve conoscere confini, né preferenze o remore. E se rimane vero che ci è più facile donare e offrirci a chi accoglie volentieri il nostro dono e la nostra offerta e si manifesta riconoscente&#8230; è anche vero però che nell’ottica di Gesù Cristo il nostro dono dovrà essere aperto anche a chi amiamo a fatica, anche quando siamo tentati di pensare che tanto non se ne farà nulla o, forse, il dono sarà disprezzato.</h3>
<h3>Così capiamo l’urgenza di allargare il cuore e con esso l’amore a ogni situazione e ad ogni uomo, senza lasciarci trasportare da pregiudizi, etichette o voglie di dividere in categorie i fratelli.</h3>
<h3>            E quando ti costringono a spezzarti? Quando gli eventi, le situazioni&#8230; diventano talmente grandi da costringerti a offrirti e a mettere a disposizione la tua vita? Non sarà mai, non può succedere: perché ti possono togliere anche la vita, ti possono costringere ad essere martire, ma, ricorda sempre, che il tuo martirio (cioè l’autentico amore) te lo giochi prima di tutto nella profondità del tuo cuore, là dove nessuno può arrivare a renderti schiavo.</h3>
<h3>            Ogni gesto di amore, piccolo o grande che sia, matura ed esplode prima di tutto dentro di te. E’ lì che sei chiamato ad offrirti, a renderti disponibile, a sciogliere le catene dell’egoismo, dell’indifferenza e della chiusura che, così spesso, ti impediscono di «spezzarti davvero per ogni uomo».</h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4566</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La ricchezza di un povero segno</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4564</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4564#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4564</guid>
		<description><![CDATA[Il primo stupore che prende stando davanti all’Eucaristia è la semplicità del segno: un po’ di pane. Stupisce che la potenza, la grandezza di Dio, si rendano presenti in  un segno così povero. Stupisce che Dio, il Grande, non abbia scelto l’oro, ciò che è prezioso, per volere restare in mezzo a noi.             Stupisce&#8230;<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4564" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Il primo stupore che prende stando davanti all’Eucaristia è la semplicità del segno: un po’ di pane. Stupisce che la potenza, la grandezza di Dio, si rendano presenti in  un segno così povero. Stupisce che Dio, il Grande, non abbia scelto l’oro, ciò che è prezioso, per volere restare in mezzo a noi.</h3>
<h3>            Stupisce&#8230; e, quasi quasi, direi che ci lascia sconcertati, tanto che abbiamo subito cercato di circondarlo d’oro, di metterlo in vasi preziosi, in tabernacoli di valore&#8230; Sì, perché l’oro è «degno» di Dio, ma anche perché non riusciamo ad accettare che Dio sia così semplice.</h3>
<h3>            Eppure è questa la logica di Dio.</h3>
<h3>Lui è il Grande, l’Impenetrabile, colui che è capace dell’impossibile&#8230; eppure ha voluto essere in mezzo ai suoi in una tenda, ha scelto uomini comuni, volti qualsiasi per dire di lui, e li ha abilitati ad essere sua presenza.</h3>
<h3>In Gesù di Nazaret questa logica è stata chiarissima: basta ripercorrere la sua storia, la nascita, i suoi amici, il suo parlare, i gesti significativi e decisivi della sua «ora»: la lavanda dei piedi, l’atteggiamento di fronte al tribunale religioso o politico, il suo morire e anche il suo risorgere. Niente, in tutto questo che sapesse di ricerca del primo posto, niente per strappare applausi. E quando qualcuno è stato tentato di fargliene, lui lo ha subito messo in guardia: «Sì&#8230; però sta attento&#8230; c’è la croce!».</h3>
<h3>            Ecco, anche il segno del pane, scelto come segno per stare in mezzo agli uomini, si pone come vertice di questa logica: un segno semplice, povero; e anche nella ricerca di questo segno c’è un’unica grande preoccupazione: che l’uomo possa capire, che sia subito chiaro. Un segno molto rispettoso dell’uomo che a volte è incapace di grandi ragionamenti, bisognoso del semplice e dell’immediato.</h3>
<h3>            La grandezza e la ricchezza non sta nel pane, sta in ciò che esso annuncia, in ciò di cui esso è segno e in ciò che tutti possono capire.</h3>
<h3>Esso dice di un Amore grande. Annuncia continuamente l’amore senza confini di un Dio che ha fatto storia con l’uomo.</h3>
<h3>Ricorda Gesù Cristo, la sua cena, la sua morte, la sua risurrezione e tutto ciò che l’ha condotto lì.</h3>
<h3>Fa memoria sempre che Dio non è stanco dell’uomo se continua ancora a rimanere in mezzo alla nostra vicenda e a condividere il dramma e la gioia di vivere come aveva fatto nei tempi antichi e in Gesù.</h3>
<h3>            Ma, oltre questo, il pane dice anche di quella fame che l’uomo si porta dentro, fame a tutti i livelli, e per tutte quelle necessità che vive: fame di senso, di pace, di giustizia, di amore, di dignità, di speranza e fiducia. Dice anche di quel pane concreto di cui mancano tanti fratelli nel mondo.</h3>
<h3>E al tempo stesso annuncia continuamente «Dio-Pane»: Dio possibilità di sfamare e saziare tutti questi grandi bisogni che l’uomo avverte.</h3>
<h3>C’è un pane per i tuoi desideri, per i tuoi sogni, per le tue attese. C’è qualcosa che ti sostiene in questo tuo muoverti nella vita e nella storia, nella ricerca di maturare grandi cose e di far lievitare la storia verso la novità.</h3>
<h3>E’ grande la ricchezza che il semplice pane annunzia e offre a ciascuno.</h3>
<h3>            Nella ricerca di costruire una spiritualità eucaristica, vorrei sottolineare un orientamento e una provocazione che il segno del pane ci offre: uno stimolo a riempire d’amore i piccoli gesti quotidiani.</h3>
<h3>Sì, l’amore di Dio che si fa pane, spinge ognuno di noi a cercare non il gesto eclatante, il gesto rumoroso, il gesto che strappa applausi e che fa trovare gli altri tutti d’accordo con noi, &#8211; forse non ci sarà mai nella vita possibilità ed occasione per fare gesti di questo tipo &#8211; ma a cercare di riempire d’amore i gesti quotidiani, quelli che ogni giorno la vita ci chiama a porre.</h3>
<h3>Ci dice che tutti, proprio tutti, possono diventare importanti, basta che siano riempiti d’amore.</h3>
<h3>Ci dice che sono grandi, perché rispondono in pieno alla logica di Dio, tutti quei segni, quei modi di fare e di essere che esercitiamo nell’amore e per amore.</h3>
<h3>Sono partecipazione all’Eucaristia e a Dio-Amore.</h3>
<h3>            Così è grande il gesto di un uomo e di una donna che, nell’amore, danno vita ad una creatura, la sostengono, la fanno crescere. Sono grandi tutte quelle manifestazioni di amore che una madre è capace di esprimere nel suo servire la famiglia, nel prendersi cura del marito, dei figli e della casa.</h3>
<h3>E’ grande anche il lavoro del padre, a volte faticoso e duro, compiuto per dire il suo desiderio di donarsi a chi è legato a lui da vincoli di amore e di vita.</h3>
<h3>E’ grande tutto ciò che riusciamo a porre per dire la nostra preoccupazione per gli altri e il nostro sentirci partecipi e solidali: una parola di amicizia e di solidarietà, una gentilezza ed un favore, una riconciliazione proposta o accettata, un servizio a chi ha bisogno perché è ammalato o è solo e tanti, tanti altri segni e gesti che ogni giorno possiamo porre e che hanno il potere di farci diventare grandi davanti a Dio, perché capaci di sentire che davvero l’Eucaristia riempie la nostra vita fino a farla diventare essa stessa Eucaristia.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Capiamo allora che non ci sono barriere, che nulla può fermare questa chiamata all’amore, che nulla ci è impedito: nell’amore possiamo accettare di dedicare giorni e giorni a curare, ad assistere e a dare fiducia a persone che stanno male, che la malattia ha già condannato e per le quali non ci sono speranze ma che possiamo confortare con una presenza premurosa, spesso anche sofferta, sicuri che lì stiamo celebrando Eucaristia perché realizziamo quel diventare noi stessi pane per il fratello o la sorella ammalati.</h3>
<h3>            Nell’amore possiamo accettare di prenderci cura degli anziani e dei vecchi, anche se monotoni, noiosi, anche se disturbano i nostri progetti e ci limitano in certe libertà che vorremmo. E’ l’amore che diventa gratitudine in questo epilogo della loro vita, già di per sé amaro e nel quale hanno bisogno di essere sostenuti e confortati. Solo l’amore ci può concedere di fare ciò e di farlo con il cuore, oltre il dovere.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Nell’amore possiamo prenderci compiti e responsabilità all’interno della nostra comunità cristiana, servizi che non rendono, che forse nessuno vede, non importanti e urgenti: la disponibilità per le attività, la cura degli ambienti, l’animazione dei più piccoli, la presenza alle esperienze comunitarie di celebrazione, di cate-chesi, di gioia.</h3>
<h3>Tutto può diventare Eucaristia, se accettiamo di trasfondere nella vita lo stesso amore che ha condotto Gesù all’Eucaristia.</h3>
<h3>Tutto diventa luogo della mia celebrazione, del mio diventare «sacerdote» se, anche nelle piccole occasioni e nei piccoli gesti, accetto di offrire me stesso e di espormi al servizio e al dono della mia vita.</h3>
<h3>Tutto diventa ricchezza, se compiuto nell’amore, anche se è un «povero gesto».</h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4564</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quella cena con Giuda</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4561</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4561#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4561</guid>
		<description><![CDATA[E’interessante. Nel Vangelo di Luca (22,1-23), immediatamente prima di riportare il racconto dell’ultima cena di Gesù con i suoi, e subito dopo l’offerta del pane e del vino, c’è un riferimento a Giuda.             C’era anche Giuda, quindi, a cena con Gesù, quella sera. Mi sembra un particolare importante. Con Gesù che offre se stesso,<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4561" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>E’interessante. Nel Vangelo di Luca (22,1-23), immediatamente prima di riportare il racconto dell’ultima cena di Gesù con i suoi, e subito dopo l’offerta del pane e del vino, c’è un riferimento a Giuda.</h3>
<h3>            C’era anche Giuda, quindi, a cena con Gesù, quella sera. Mi sembra un particolare importante. Con Gesù che offre se stesso, che compie il progetto di amore, che realizza la chiamata del Padre ad essere servo e a donare se stesso&#8230; c’è anche colui che ha tradito; colui che mosso da chissà quale ragione, si è opposto al progetto, non ha mai accettato di giocarci dentro la sua vita, non ci ha mai creduto.</h3>
<h3>            C’è anche lui, con il suo animo già invaso dal male, con i suoi calcoli già fatti, con il tradimento già compiuto. E mangia e beve anche lui. Celebra Pasqua anche lui.</h3>
<h3>            Anche lui deve sapere che la risposta alla sua cattiveria e al suo male è, comunque e sempre, l’amore e la bontà.  Anche lui deve sapere che solo l’amore, un amore grande è capace di andare oltre il tradimento e far trovare ugualmente il coraggio di dire «amico». Anche lui deve sapere che la logica vincente, ciò che permette davvero una realtà nuova, non è la violenza o il sopruso, ma il perdono, il perdono impossibile, quello che si è capaci di concedere anche a chi ha venduto la tua vita.</h3>
<h3>            Anche Giuda è a tavola&#8230; a raccogliere tutto questo&#8230; e un po’ l’ha raccolto se è vero che quei trenta denari hanno incominciato a pesargli tremendamente tra le mani e lo hanno spinto a togliersi la vita.</h3>
<h3>            Giuda non rappresenta altro che il peccato&#8230; il mio peccato. Anch’io quindi, con il mio limite, con il mio fallimento, con ciò che ha frantumato la mia persona, con il mio cuore ammalato, con quella cattiveria che in questa settimana mi ha chiuso agli altri rendendomi ostile&#8230; anch’io ho diritto di stare a tavola con Gesù, di mangiare il Pane e di bere il Vino.</h3>
<h3>            Ho diritto, per conoscere davvero la mia povertà e la mia miseria. Per conoscere che le vie che ho tracciato non conducono alla vita, ma alla morte, per conoscere che ho tradito. Certo, ci vuole del coraggio e, tante volte la nostra giustificazione espressa con un «non mi sento degno», è unicamente una situazione di comodo: è un sottrarsi a un giudizio che Gesù vuol porre sulla nostra vita per indicarci una novità, è un evitare un esame per paura di sentirci dire: «Non hai capito niente!».</h3>
<h3>            Credo che, con Giuda, anch’io sono chiamato a stare a tavola, a riconoscere che, nonostante la mia indegnità, c’è un posto per me. Ho da sapere anch’io qual’è la risposta di Gesù al mio peccato, ho bisogno anch’io di sentirmi dire: «Amico, hai tradito». E sarà questo atteggiamento di bontà, di comprensione, di una verità proposta con forza e amicizia insieme, che potrà guidarmi verso un cammino di conversione che comincia proprio con il sapermi amato mentre sono peccatore.</h3>
<h3>            Ho bisogno anche di ricordare che sono capace di consegnare morte, di uccidere, di vendere l’altro&#8230; sempre. Ho bisogno di capire tutta la forza del mio limite e del mio egoismo. Tutto ciò mi può condurre, oltre l’Eucaristia celebrata, ad assumere la mia vita come il luogo nel quale starò attento a non lasciarmi vincere dalle mie forze di male per non commettere verso i miei fratelli gesti di tradimento, di sopruso o di dominio.</h3>
<h3>             L’Eucaristia allora diventerà continuamente sorgente di libertà: mi impedirà di usare il potere e la forza, mi chiamerà sempre a pormi con bontà, conversione, pazienza, davanti agli altri, susciterà in me gesti di solidarietà e attenzione. Così, mentre l’Eucaristia denuncia in me la possibilità di essere Giuda, mi conduce anche a maturare la possibilità di diventare offerta e dono.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Giuda non rappresenta altro che il peccato della mia comunità. Quale comunità sarà mai degna di celebrare l’Eucaristia?                Quale comunità può mai dire: «Ecco, l’Eucaristia che celebriamo realizza l’amore che già siamo»? Nessuna, credo. Ogni comunità celebra Eucaristia anche con Giuda, anche con il male che cova nel suo seno, con l’oscurità, con i fratelli e le sorelle che hanno posto gesti contro la comunione.</h3>
<h3>             Credo che così impariamo a crescere come comunità  e non come setta, a non diventare esclusivisti dividendo la realtà in buoni e cattivi. Impariamo, celebrando in verità e con Gesù Eucaristia, ad accettare di stare non solo a tavola ma anche nella vita, con il male, con chi sbaglia, con chi non vive onestamente, con chi non dà risposte autentiche alla proposta cristiana. Impariamo&#8230; non con mesta rassegnazione, impotenti di fronte a tanto male e cattiveria, ma con la certezza che la risposta a tutto questo diventa esattamente quell’amore e quella bontà che ci permette di sentire «fratelli» queste persone e di annunciare loro che c’è anche un altro modo di stare nella comunità ed è il servizio, la semplicità, la disponibilità.</h3>
<h3>            Chiamati a confrontarci spesso con il male che c’è nella nostra comunità, scopriamo che l’intransigenza, l’innalzare barriere, l’escludere&#8230; non serve a nulla e che, molto di più, serve «invitare a cena» per maturare una presenza nuova e un cuore nuovo. Allora vivere nel quotidiano tutto questo, ci conduce ad avere una particolare attenzione per i fratelli che sbagliano, a rinunciare di puntare il dito, di tagliar fuori con i nostri giudizi coloro che sono venuti meno alla fedeltà, in qualsiasi campo e per qualsiasi ragione. L’Eucaristia ci spinge ad avere nei loro confronti un’animo di bontà e di comprensione, ad esprimere loro solidarietà, ad avere pazienza e, soprattutto, ad attenderne con coraggio il ritorno pronti a fare festa.</h3>
<h3>            Capiamo allora che l’Eucaristia denuncia la forza con la quale poniamo i nostri giudizi sugli altri, giudizi molto raffinati, che schiacciano l’altro impedendogli persino di essere diverso.</h3>
<h3>            Denuncia in noi la pretesa che la nostra comunità sia la comunità dei puri. No, non lo sarà mai, non lo potrà mai essere. Sarà sempre campo di grano buono e di zizzania. E così, abbandonati i gesti di violenza di fronte al male, matureremo gesti di pazienza e di attesa fiduciosa e operosa, lottando sì contro ogni forma di male, ma anche attenti a salvare il fratello per non farlo perire con il suo peccato.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Giuda non rappresenta altro che il male della mia storia. Anche questo male deve venire all’Eucaristia, devo incaricarmi di portarlo. Ed è giusto che venga perché abbiamo continuamente da sentirci annunciare la certezza che l’Eucaristia, memoria della risurrezione, lo supera. Ogni settimana celebro quella morte e quella cattiveria che in tutto il mondo ha dominato: ha condotto alla guerra, ha ucciso la vita, gli ha fatto violenza, ha contribuito a scavare il solco tra il mondo dei ricchi e quello dei poveri, ha costruito logiche di paura&#8230;</h3>
<h3>            Lo so, questa morte esiste sempre. Ma è proprio per questo che la conduco all’Eucaristia, per sentirmi dire da Gesù Cristo che c’è qualcosa di più forte, c’è la possibilità &#8211; anzi la certezza &#8211; che la vita trionfi. E ricupero la speranza&#8230; speranza che diventa accettare di muovermi in questa storia senza paure e senza fughe perché essa mi appartiene ed è qui che sono chiamato a consegnarmi per favorire il compimento della novità. Ma ricupero anche, io credo, la certezza che come per Gesù, l’unica risposta possibile al male e al tradimento, diventa la bontà e l’amore. La certezza che violenza contro violenza, forza contro forza, non serve a nulla, finirà sempre per generare altra violenza e altra forza.</h3>
<h3>            Imparo ad oppormi al male con la logica della non violenza, della risposta amorosa a chi cerca e fa il male. E tutto ciò non perché sono idiota e impotente&#8230; ma perché so della forza del bene e della potenza dell’amore, le sole cose che possono ridisegnare la storia in modo nuovo permettendogli di ritrovare le coordinate della pace, della fraternità e della giustizia.</h3>
<h3>            Allora non ci fa più paura che Giuda venga a tavola con noi.</h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4561</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il germoglio della vita</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4559</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4559#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4559</guid>
		<description><![CDATA[  A partire da questo secondo intervento, tentiamo insieme di approfondire, volta per volta, le singole dimensioni della spiritualità eucaristica sulla quale stiamo portando avanti le nostre riflessioni.             Celebrare in verità la morte e la risurrezione di Gesù nell&#8217;Eucaristia è, per noi cristiani, leggere tutta la storia alla luce di questo grande evento di<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4559" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>  A partire da questo secondo intervento, tentiamo insieme di approfondire, volta per volta, le singole dimensioni della spiritualità eucaristica sulla quale stiamo portando avanti le nostre riflessioni.</h3>
<h3>            Celebrare in verità la morte e la risurrezione di Gesù nell&#8217;Eucaristia è, per noi cristiani, leggere tutta la storia alla luce di questo grande evento di salvezza compiuto in Gesù di Nazaret.</h3>
<h3>Mettiamoci innanzitutto di fronte alla sua morte, la morte di croce, condanna infamante riservata agli schiavi ribelli.</h3>
<h3>Una condanna che si pone alla conclusione di un ingiusto processo dove i capi religiosi si alleano con quelli politici, stritolando così l&#8217;innocente in quegli ingranaggi del potere dove l&#8217;equivoco e la viltà sono spesso le uniche cose  che contano.</h3>
<h3>            Una condanna fondata su accuse che, prima ancora di condannare Gesù, condannano chi le ha formulate, perché sono frutto di menti chiuse, incapaci di accettare la novità. Gesù è condannato perché ha violato la legge, trasgredendo il  sabato, perché ha lottato contro i formalismi, perché ha frequentato gente legalmente riconosciuta «impura», perché si è arrogato i diritti che solo Dio poteva attribuirsi.</h3>
<h3>La morte dell&#8217;Innocente dimostra quanto potenti siano il peccato e la cattiveria dell&#8217;uomo, le sue mire di dominio e di sopraffazione.</h3>
<h3>Ci annuncia che la ricerca di potere, di dominio, di forza, di successo, non possono essere vita perché, in nome di essi, si è anche capaci di dare la morte.</h3>
<h3>            Non possiamo celebrare in verità l&#8217;Eucaristia senza sentirci chiamati a operare scelte coraggiose che ci liberino da compromessi con questi meccanismi di morte.</h3>
<h3>Assumeremo invece uno stile di vita segnato da dinamiche di semplicità, sedendoci volentieri all&#8217;ultimo posto, senza sporcarci le mani con tutto ciò che sa di dominio o di desiderio di supremazia, perché questo è contro l&#8217;amore e finisce per schiacciare il povero e l&#8217;innocente.</h3>
<h3>            Queste scelte conducono a grandi conseguenze a tutti i livelli, in tutte quelle posizioni e responsabilità che la vita e la storia ci hanno chiesto di occupare, «a servizio» degli altri e non «per dominare».</h3>
<h3></h3>
<h3>            Ma c&#8217;è di più.</h3>
<h3>            La morte di Gesù, gradita al Padre, ci annuncia la validità di una vita offerta per i grandi ideali a cui l&#8217;umanità tende.</h3>
<h3>I sapienti possono anche pensare che la croce sia una pazzia, capace di spezzare l&#8217;uomo. In realtà la croce spezza sì l&#8217;uomo, ma l&#8217;uomo chiuso in se stesso, nel suo potere, spezza l&#8217;uomo che tende unicamente al dominio.</h3>
<h3>Per noi invece, essa è segno del coraggio e della creatività dell&#8217;amore e dell&#8217;offerta che non si ferma neppure di fronte alla persecuzione e alla sofferenza.</h3>
<h3>            Impareremo così ad offrire noi stessi per le cose in cui crediamo, per la pace, la giustizia, la fraternità&#8230; e questo ci farà grandi, certi di avere la solidarietà del Padre che gradisce il sacrificio del giusto e lo rende fecondo.</h3>
<h3>Impareremo a capire che la vita, la novità, il mondo nuovo&#8230; passano attraverso la morte, secondo la dura ma efficace legge del seme di frumento.</h3>
<h3>Diventeremo, insieme con Gesù, servi capaci di inserirsi da servi nella storia diventando, allora sì, protagonisti e costruttori di novità.</h3>
<h3>            Impareremo a capire che la fedeltà alla nostra missione di uomini nuovi in Gesù Cristo comporta la morte. Chi vuol percorrere il cammino di liberazione per sé e per gli altri, sa che deve morire da servo, da profeta, nella libertà e nella beatitudine di un amore che, donandosi, diventa principio di vita.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Nel mattino di Pasqua, è la vita nuova di Gesù che lascia il sepolcro e fa ritorno, da vivente, nella storia.</h3>
<h3>Annuncio potente di novità e di speranza. Annuncio sconvolgente di una vittoria che da tanto stavamo aspettando e che, finalmente, si è compiuta: la vittoria sul nostro peggior nemico, la morte.</h3>
<h3>Sì, perché è la morte che ci mette dentro la paura di essere servi, di lottare fino in fondo per ciò che crediamo. Chi può accettare di lasciarsi espropriare così facilmente della vita? Chi può accettare di morire da servo, nell&#8217;amore, se non ha la certezza di una «vita risorta»?</h3>
<h3>            Ecco la grande forza della risurrezione di cui l&#8217;Eucaristia ci fa fare memoria. La morte è stata vinta, l&#8217;ultima parola spetta alla vita, all&#8217;amore, alla speranza.</h3>
<h3>La vita di colui che accoglie questo annuncio è, allora, una vita che lascia spazio all&#8217;avventura della speranza.</h3>
<h3>Speranza come forza che spinge ad affermare la profonda certezza di una storia che ormai è stata salvata e che sta camminando verso il suo pieno compimento.</h3>
<h3>            Per quanto possa essere forte il male e il veleno del mondo, esso non è mai talmente forte da sopprimere la vita.</h3>
<h3>Ci portiamo dentro la sicurezza che i desideri di pace, di giustizia e di fraternità, si compiranno. Quando? Come? Non ci è dato di conoscerlo ma attendiamo fiduciosi.</h3>
<h3>            E qui, proprio in questo tempo dell&#8217;attesa fiduciosa, ci giochiamo la responsabilità della risurrezione. La vita, infatti, passa solo attraverso la disponibilità totale e il dono, proprio come è stato per Gesù di Nazareth, richiamato alla vita dal Padre che ha posto sulla sua esistenza la garanzia che questa sì è una vita che conta, una vita che si porta dentro germi di novità: una vita da servo, nell&#8217;amore e nel dono.</h3>
<h3>            Celebrare la risurrezione ci chiama così, con chiarezza, ad essere testimoni nell&#8217;amore, a perseverare nel nostro servizio al mondo e ai fratelli perché nessuno si chiuda alla vita.</h3>
<h3>Ci chiama ad affermare questa buona notizia nelle piccole e grandi cose di ogni giorno dove cresce la nostra voglia di vita, di pace e di giustizia.</h3>
<h3>Ad affermarla in un&#8217;attenzione a quel povero, a quell&#8217;anziano, a quell&#8217;ammalato&#8230; che mi abita vicino ma che faccio fatica a sentire «vicino dentro».</h3>
<h3>Ad affermarla in una grande passione per la vita dei bambini, dei piccoli&#8230; in gesti coraggiosi di disponibilità e di volontariato che mi conducono a dedicare tempo, forze, denaro a chi è più povero di me.</h3>
<h3>            Sono mille i gesti dell&#8217;amore, i gesti della vita, i gesti della risurrezione affidati alla nostra immaginazione.</h3>
<h3>Tutti saranno la certezza che il vero progresso è in quella possibilità di donare noi stessi nella quale si incarna la presenza del Risorto.</h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4559</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le barriere da infrangere</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4557</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4557#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 15:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4557</guid>
		<description><![CDATA[    Vogliamo prima di tutto, chiarirci un po’ i termini. «Spiritualità»: fa riferimento alla fede e a un certo modo di vivere la dimensione di fede. Ma se, fino a qualche tempo fa, questo ha sempre voluto dire una dimensione ascetica e mistica dell’uomo che si pone alla ricerca di Dio per vie e con<p><a href="https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4557" class="more-link themebutton">Approfondisci</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>    Vogliamo prima di tutto, chiarirci un po’ i termini. «Spiritualità»: fa riferimento alla fede e a un certo modo di vivere la dimensione di fede. Ma se, fino a qualche tempo fa, questo ha sempre voluto dire una dimensione ascetica e mistica dell’uomo che si pone alla ricerca di Dio per vie e con strumenti che vanno oltre l’uomo così da contrapporre l’uomo spirituale all’uomo secondo la carne, oggi si è maturata la certezza che l’uomo spirituale è un uomo profondamente inserito e radicato dentro il suo essere corpo, realtà sociale, storica, con riflessi anche tecnologici ed ecologici.</h3>
<h3>            Sono lontani i tempi in cui l’uomo per «cercare Dio», doveva abbandonare gli uomini e le loro cose perché questi gli impedivano una seria ed autentica ricerca di Dio. E famoso quel passo della vita di Antonio Abate nel quale il santo, invitato dai suoi discepoli a restare con loro per istruirli e per avviarli alla vita eremitica, così risponde: «Dio sa quanto vi voglio bene, ma non posso stare con voi e con Dio al tempo stesso»&#8230; e così si riavviò nel deserto cercando nella solitudine, nell’ascesi e nella penitenza la via della sua scoperta di Dio.</h3>
<h3>Tutto ciò fa parte ormai di un’altra cultura, anche se si tratta di una cultura che ha permeato la mentalità cristiana per lunghi secoli portando sempre più i cristiani a disincarnarsi dalla vicenda umana e ad assumere il loro inserimento nella storia da «stranieri» e mai da protagonisti, sempre tesi a quell’altro mondo, atteso e sperato che li ha condotti un po’ alla volta a non sentirsi più dentro questo mondo e questa storia.</h3>
<h3>            Certo, l’«uomo secondo lo spirito e secondo la carne» e l’«essere stranieri» sono concetti fondamentali nella Chiesa ancora oggi, ma quello sul quale vorrei invitare a riflettere è che, a mano a mano, questi concetti sono stati travisati sino al punto di contrapporre la carne allo spirito e ad escludere che l’uomo che dedicava la sua vita a Dio potesse continuare e ad interessarsi degli «affari del mondo, della storia, della società».</h3>
<h3>            Un’altra barriera da infrangere è quella che è stata creata tra culto, liturgia e vita. Anche qui si è andati compiendo un cammino di separazione.</h3>
<h3>L’uomo spirituale è l’uomo che celebra, che vive l’azione liturgica e cultuale. Lunghe orazioni e gesti cultuali consistenti hanno stabilito anche la qualità del cristianesimo, chiese piene, liturgie lunghe&#8230; non era importante la qualità della partecipazione e il riflesso che la Parola o il mistero celebrato poteva avere sulla vita, non era importante che si parlasse un linguaggio incomprensibile e il messaggio e la profezia non raggiungessero più nessuno perché nessuno li comprendeva.</h3>
<h3>            Fino a che l’uomo ha capito che non poteva rinunciare al suo essere uomo, al suo essere sociale, al suo essere storia, e ha preteso dalla Chiesa una nuova spiritualità, una nuova liturgia.</h3>
<h3>Penso che il Concilio Vaticano II, in questo, abbia segnato un grande passo a partire dalla crisi che la storia aveva consegnato alla Chiesa. E così la Chiesa è scesa dalle sue sicurezze, dai suoi sgabelli&#8230; e si è rinnovata. Grande evento dello Spirito, il Concilio ha coinvolto la Chiesa in questo rinnovamento in cui, senza rinunciare a nulla della forza della verità che da sempre ha posseduto, essa ha cercato però di incarnarsi dentro quella storia che l’oggi le stava consegnando, tentando di diventare per questa storia, stimolo, profezia, annuncio e denuncia. E così ha capito che, tanto per fare un esempio, il «Beati i poveri» proclamato con forza non poteva lasciarla indifferente di fronte a quella marea di poveri che l’oggi le proponeva, poveri di lavoro, di casa, di dignità, di rispetto&#8230; Ha capito che non poteva continuare a costruire una sua storia affianco della storia reale e concreta, ma che in essa si doveva inserire come «sale e luce».</h3>
<h3>            E sono rispuntati i profeti e i martiri, sono cessati i privilegi e sono riprese le incomprensioni e i contrasti con il potere. Sono venuti meno ricchi in chiesa e più poveri ed emarginati. Sono diminuiti i concordati e cresciuto il ruolo della Chiesa come proclamatrice di verità a rischio anche di perdere la faccia.</h3>
<h3>Evento dello Spirito, sì certamente, perché la Chiesa ha capito che il suo essere spirituale la portava a vivere l’ottica di un Dio compromesso con la storia, appassionato all’uomo e specialmente al debole e allo schiavo. Il Dio d’Israele che aveva suscitato profeti e liberatori, che aveva scosso le logiche dei ricchi e dei buontemponi, che aveva tuonato contro i modi di fare dei potenti e dei forti&#8230; La Chiesa non doveva e non poteva dimenticare tutto ciò.</h3>
<h3>            Ecco, credo che dire «spiritualità» sia dire tutta questa verità,  di uno stile di vita, di un modo di esistere, di un modo di essere uomini e donne oggi.</h3>
<h3>E’ avere un cuore con il quale assumere la storia; non in un modo qualsiasi, perché lo fanno tutti, perché è conveniente o più comodo, ma con una grande «ragione»: per vivere il divino dentro la storia, perché a questo ci chiama la nostra adesione a Dio; per vivere la forza della fraternità, della vita, della pace, della giustizia&#8230; facendo risuonare con forza questi messaggi e queste profezie, lasciandoli permeare quelle scelte operative concrete che permettono davvero di condurre la storia su nuovi binari.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Allora sì, il Dio della storia continuerà anche oggi a lavorare con l’uomo, a prendersi a cuore e in custodia ogni vivente.</h3>
<h3>Che te ne fai di un Dio che ti fa passare sopra la storia restandone indifferente e senza farti buttare dentro alle vicende? Sarebbe un Dio sterile e la tua una spiritualità sterile.</h3>
<h3></h3>
<h3>            Sottolineare poi la dimensione eucaristica della spiritualità, credo che voglia dire «vivere la propria dimensione di cristiani dentro una storia, a partire dall’annuncio che la realtà dell’Eucaristia continuamente offre».</h3>
<h3>Così allora dall’Eucaristia, celebrazione del Mistero Pasquale, il cristiano è condotto ad andare oltre il fatto celebrativo cultuale e mistico per leggere in esso la sua storia attuale. Una morte che si rinnova in tutte quelle sopraffazioni del debole e del povero nelle ingiustizie tramate contro i miseri, a scapito dei paesi sottosviluppati&#8230; una morte che si rinnova nei gesti di emarginazione del «diverso», in tutti i sensi, ancora perpetrate anche nelle nostre civili comunità sociali e cristiane&#8230; Ma l ‘Eucaristia è anche, con forza, annuncio della potenza della risurrezione compiuta in Gesù Cristo, e diventa forza di liberazione perché incarica chi la celebra a proclamare salvezza e a darsi da fare perché questa salvezza venga.</h3>
<h3>            L’Eucaristia come annuncio di una vita spesa al servizio dei fratelli, nella gratuità e nella generosità non può lasciare indifferenti, ma chiamerà a offrire se stessi, a rendersi disponibili a tutte quelle forme di servizio possibili in una comunità per il  bene di tutti i fratelli.</h3>
<h3></h3>
<h3>            L’Eucaristia come evento comunitario, realtà celebrata in un contesto ecclesiale, chiama l’uomo a liberarsi da ogni chiusura e ripiegamento su  se stesso per renderlo aperto e sensibile agli altri, cosciente che la sua celebrazione mai potrà essere evento intimistico, ma che, viceversa, lo condurrà sempre ai valori della solidarietà, della condivisione, alla creazione di legami più profondi con i fratelli che condividono la sua celebrazione.</h3>
<h3></h3>
<h3>            L’Eucaristia, vita offerta per ogni uomo, non può non aprire anche alle logiche dell’universalismo e dell’ecumenismo, riconoscendo che ogni uomo è amato intensamente e «fino alla morte» da Dio, in Gesù di Nazaret.</h3>
<h3>L’Eucaristia come assunzione del segno del pane e del vino, segni quotidiani della vita, spinge a prendere coscienza che il luogo nel quale siamo chiamati a costruire la nostra risposta al Dio dell’amore è il semplice, il normale, il quotidiano&#8230;</h3>
<h3></h3>
<h3>            Ma su ciascuna di queste caratteristiche torneremo in seguito. Ci preme solo per il momento, sottolineare l’urgenza di acquisire una nuova mentalità di celebrazione per suturare quella frattura tra fede e vita, tra celebrazione e quotidiano che spesso rende sterile il culto e generica la vita.</h3>
<h3></h3>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4557</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Eucarestia e Chiesa</title>
		<link>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4513</link>
		<comments>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4513#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 20:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4513</guid>
		<description><![CDATA[1 Uno spazio per la speranza 2 Una voglia di «fare corpo» 3 Rompere le barriere per unire gli uomini 4 Memoria di carità nel tessuto della vita 5 La comunità del «comandamento nuovo» 6 Doni diversi per l’utilità comune 7 Celebrare una scelta di pace 8 Acqua fresca per la sete del mondo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table width="76%">
<tbody>
<tr>
<td>1</td>
<td><a href="http://http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4514">Uno spazio per la speranza</a></td>
</tr>
<tr>
<td>2</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4516">Una voglia di «fare corpo»</a></td>
</tr>
<tr>
<td>3</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4518">Rompere le barriere per unire gli uomini</a></td>
</tr>
<tr>
<td>4</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4520%20">Memoria di carità nel tessuto della vita</a></td>
</tr>
<tr>
<td>5</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4522">La comunità del «comandamento nuovo»</a></td>
</tr>
<tr>
<td>6</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4524">Doni diversi per l’utilità comune</a></td>
</tr>
<tr>
<td>7</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4526">Celebrare una scelta di pace</a></td>
</tr>
<tr>
<td>8</td>
<td><a href="http://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?p=4528">Acqua fresca per la sete del mondo</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.parrocchiasantaugusto.it/portal/?feed=rss2&#038;p=4513</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
